La città

Per la sua intatta architettura
coloniale è stata definita la più vera, integra e reale
città spagnola del XVI e XVII secolo. Qui per oltre trecento
anni furono sbarcati e venduti in gran numero gli schiavi in catene
dalle coste occidentali e dal centro dell’Africa per
alimentare il mercato della mano d’opera a basso
costo che le regole dell’epoca imponevano per la coltivazione e
lo sfruttamento economico delle grandi piantagioni dell’America
centrale e meridionale. Nel suo grande mercato centrale avvenivano le
transazioni dei carichi d’oltremare.
Da qui partivano i convogli di galeoni carichi dell’oro e
dell’argento che gli spagnoli riuscivano a razziare nel nuovo
continente.
Una poderosa cinta muraria e un’imprendibile fortezza riuscirono
a difendere la città dagli attacchi che, specialmente
pirati francesi e inglesi sferrarono a più riprese nei
travagliati anni della formazione delle colonie oltremare. Le mura e il
forte sovrastante, integri e ben conservati, sono tuttora visitabili.
Molto ancora si potrebbe scrivere della Cartagena originale,
attualmente limitata alla parte centrale compresa tra le antiche mura,
con una caratteristica colorita architettura. Purtroppo il progresso
ha esteso i suoi confini verso la zona portuaria ed industriale a sud
ed una zona moderna con l’inevitabile proliferazione
d’uffici, banche, alberghi e casinò, locali e negozi di
lusso in puro stile Miami. La spiaggia che borda questi insediamenti
non può definirsi certo di tipo caraibico, se pure la buona
attrezzatura e la benefica, costante, gradevole calda temperatura
dell’acqua fanno dimenticare le bianche spiagge coralline
che in ogni caso si possono trovare ad appena poche miglia al largo, in
isole comodamente raggiungibili con un ben organizzato ed economico
servizio di motobarche, dove, con circa 10 euro, pranzo incluso,
una mezza giornata di relax è assicurata nel più puro
stile tropicale.
Musica e folclore
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L’area caraibica
è, come noto, culla ed epicentro dei più vari tipi di
musica afro-latina, e per meglio rendere l’idea di quella
afro-caraibica che tanto ritmo e fantasia ha dato al mondo del ballo e
della musica moderna, mambo, salsa, merengue, cumbia, per non parlare
del latin-jazz che attualmente furoreggia ovunque. A tutti è
noto il contributo di Haiti, Portorico, Cuba e Brasile a questo filone.
Cartagena de Indias, al centro di tale area geografica, per
l’indole dei suoi abitanti, afrodiscendenti, è punto
d’incontro di tale fenomeno musicale, specialmente in occasione
di feste e manifestazioni popolari che vi si svolgono in svariati
periodi dell’anno, culminanti nel mese di novembre, in cui,
durante un locale Carnevale, è eletta miss Colombia, in un
tripudio di sfilate e feste collettive in cui si scatenano le masse dei
quartieri più poveri e genuini della città. A pochi
chilometri, sulla stessa costa caraibica, sorge Barranquilla, celebre
per il suo Carnevale, secondo, in Sudamerica, solo a quello di Rio de
Janeiro. Su questa costa sono nate alcune danze, musiche e ritmi
direttamente derivati da quelli tribali, africani, per lo più
praticati da generazioni di colore che hanno mantenuto intatti spirito
e costumi del tutto singolari, unici ed autentici. Parliamo del
mapalé, della champeta, del tango, non quello argentino, del
vallenado ed altri balli che non hanno uguali al mondo.
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